Andalusia | #3.0

Ok ragazzi, è arrivato un momento abbastanza cruciale. Per farvene capire il peso effettivo, proverò con una similitudine

Mettiamo siate dei patiti di tagliatelle col ragù e che abbiate una discreta abilità in cucina. Ecco, un giorno vi viene talmente tanta voglia di provare a cucinarvele che andate al supermercato e comprate tutto l’occorrente: macinato, sedano, carota cipolle, passata di pomodoro eccetera… Preparate il tutto e, mentre lasciate il vostro pentolone di sugo a bollire sul fuoco iniziate a sentire una leggera oppressione al petto. Fissatevi su quella sensazione: la voglia di aver cucinato alla perfezione ‘ste benedette tagliatelle è direttamente proporzionale all’ansia da prestazione sul risultato e al vostro attaccamento alle tagliatelle stesse.

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Essere qui a parlare di Andalusia per me è, più o meno, la stessa cosa. Raccontarvi di uno dei miei posti del cuore cercando di consegnarvelo con la stessa intensità con cui l’ho vissuto io è un’impresa colossale da centrare. Mi sento, perdonatemi il paragone, come Michelangelo davanti alla volta ancora bianca della Cappella Sistina. Solo che lui era Michelangelo. Dettagli.

Per questo motivo, ho deciso di evitare l’elenco delle 10 cose da fare. Voglio parlarvi della mia Andalusia senza uno schema fisso, lasciandomi trasportare solo dai ricordi e dalle sensazioni.

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L’Andalusia è stata il mio battesimo del fuoco da viaggiatore, il viaggio che ha rimescolato le carte in tavola del mio girare il mondo. Lo spartiacque tra il Tomas che ogni tanto prendeva una valigia e andava da qualche parte e quello che, dopo pochi giorni che è tornato da un viaggio, sente già in fondo allo stomaco la voglia di ripartire. Ecco perché parlare di questo posto è così dannatamente difficile.

Dunque, arrivai per la prima volta a Siviglia nel settembre del 2012, 3 anni fa esatti, e vi ho fatto ritorno lo scorso agosto. Con mio grande sollievo, ho potuto constatare che le città che avevo lasciato in quell’inizio d’autunno non erano cambiate. Erano ancora le stesse che mi avevano accolto in precedenza. Io, fortunatamente, ero cambiato. Ma questo è un altro discorso.

Lo spirito Andaluso, per quanto la Spagna nell’ultimo periodo abbia vissuto un’ ondata turistica abbastanza importante, si basa su pilastri talmente solidi che neanche il Dio Denaro è riuscito a smuoverlo. Con questo, non vi sto dicendo che le città non sono state toccate dal turismo di massa e che non ci sono trappole per turisti. Voglio solo sottolineare l’attaccamento viscerale di questo popolo alle sue secolari tradizioni.

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Flamenco, tori e calore. Sono queste le pietre miliari che si mescolano in ogni angolo di questa variegata Comunità Autonoma, forse la più spagnola di tutte, per conferirle, insieme alla inconfondibile impronta della cultura araba, il suo carattere unico. Un carattere che sembra essere rimasto indietro nel tempo e che la modernità sembra aver solo sfiorato in maniera marginale. Una terra forgiata dal duende del flamenco, dalla forza bruta dei tori, dal fuoco del rovente sole di mezzogiorno e dalla raffinatezza del popolo arabo. Quattro elementi fusi insieme a formarne un quarto:

l’embrujo

In realtà, non è mia intenzione far scrivere questo post dal Tomas Traduttore. Tuttavia, per questo viaggio i suoi contributi saranno imprescindibili. Si stava parlando di embrujo. In contesti normali, questa parola potrebbe essere tradotta in modo molto tranquillo con incantesimo. Nonostante ciò, quando si parla di Andalusia, il termine acquista un’accezione più profonda, viscerale. L’embrujo si carica della magia e del mistero trasmessi da questa terra e cessa di essere un semplice incantesimo.

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Quindi, un viaggio in Andalusia non può che avere come filo conduttore questo tanto decantato embrujo. Per capire meglio dove, come e quando entrare in contatto con lui, nella prossima parte del Diario di Viaggio in Andalusia vi fornirò tutti gli strumenti adatti. Non preoccupatevi.

Non abbiate a male che spezzo sempre i posti a metà. Lo faccio per voi: quando si parla di viaggi sono talmente logorroico che finisco a scrivere papiri enormi che, se non fossero separati, non sarebbero godibili appieno.


Ora, viaggiatori miei, ho un favore da chiedervi. So che è molto più comodo leggere e schiantarla lì, lo faccio spesso anche io con gli articoli dei blog che seguo. Tuttavia, questa volta ho bisogno di voi. Non chiedo molto. Un commento con il vostro parere, positivo o negativo, qui, sulla pagina Facebook o dove volete, mi aiuterebbe a capire un po’ cosa ne pensate di quello che sto facendo e a sapere se queste pagine che scrivo sono effettivamente utili o meno. In sostanza, delle impressioni a caldo. Sono un rompiballe, non lo nego. Ma in fondo, non vi porto via molto tempo! In cambio avrete tutta la mia gratitudine!

Detto questo, non mi resta che darvi l’appuntamento alla seconda parte, quella in cui scenderemo nei particolari, nelle cose da fare e da vedere per conoscere l’embrujo.

A presto!

T

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5 comments

  1. Allora: già il nome mochilero mi ha fatto sorridere e mi ha colpita, poi la frase “se hace camino al andar”… E ora l’Andalusia! 😀 … Sei appena entrato nella lista dei miei preferiti! 😉
    L’Andalusia è il mio posto per eccellenza, i luoghi che più mi hanno colpito son lì, prima di tutto Cadice, la mia adorata Cadice. Ma poi, alla fin fine, come avrai visto dai miei post, sono innamorata della Spagna e so già per certo che finirò lì.
    Perché sono proprio come te: appena tornata da un viaggio, “sento già in fondo allo stomaco la voglia di ripartire.”

    Grazie per essere finito sul mio blog! 🙂 Mi ha fatto piacere scoprirti!

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    • Posso amarti a distanza? Scherzi a parte, anche io amo la Spagna incondizionatamente. Non solo perchè studio spagnolo, ma proprio perchè è la mia casa fuori da casa. Poi vabbè, l’Andalusia è solo amore. Comunque sì, ancora non ho avuto il piacere di gustarmi bene il tuo blog, ma ho capito che anche tu ami la Spagna! Grazie per il commento, mi ha fatto super piacere, davvero! Ti aspetto per la prossima parte, che ne ho ancora da dire! Tu aspettami a breve da te 🙂

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      • Ahahah! Amami, amami.. Nessun problema! 😛
        Ti sembrerà incredibile ma amo la Spagna per il tuo stesso motivo: è la mia casa fuori da casa. Nessun posto mi fa sentire a casa come la Spagna. *-* Infatti, ora che sono nella mia vera casa.. Mi manca da matti la mia Valencia, dove ho vissuto per quattro mesi.
        Ti aspetto a breve da me e non vedo l’ora di leggere la prossima parte! 🙂

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