Viaggio e Traduzione | #4.0

Ben ritrovati a tutti, viaggiatori!

Questa volta il nuovo articolo si è fatto attendere due settimane e mezzo! Chiedo venia a tutti, ma l’università cerca di fagocitarmi come un leucocita con un batterio. Non so se questa affermazione sia biologicamente corretta, ma prendiamola per vera (magari qualche medico o aspirante tale mi delucidi in merito con un commento).

Prima di iniziare, devo ringraziarvi. Lo so che lo faccio sempre e che siete stufi di sentirmi dire grazie. Ma quando un tuo articolo viene letto da quasi mille persone ci sono due strade: o ti monti la testa, che non è il mio caso, oppure ringrazi tutti quelli che hanno dedicato un po’ del loro tempo prezioso a qualcosa di tuo. Quindi, mille grazie a tutti, sperando che il detto mille e non più mille continui a rivelarsi una bufala colossale.


Con tutta probabilità, il tema di oggi deluderà qualcuno di voi. Oggi, infatti, rimarrò sempre sul tema viaggi, avventure e affini, ma lo affronterò in modo diverso. Non parlerò né di città, né di destinazioni esotiche, né di popolazioni lontane. L’argomento che voglio sottoporre alla vostra attenzione oggi è la traduzione. Vi chiederete cosa possa avere a che fare la traduzione con i viaggi. La domanda è pertinente, ma la risposta dovrà aspettare ancora qualche linea.

Perché voglio parlare di traduzione? Beh, perché sto notando sempre di più con mio grande rammarico che la maggior parte dei non addetti ai lavori non ha una minima idea di che cosa voglia dire tradurre.

Di conseguenza, se tu che stai leggendo:
– non hai mai sentito parlare di traduzione
– chiedi chiarimenti quando il tuo interlocutore ti dice che studia traduzione
– pensi che per tradurre basta avere un dizionario davanti
– pensi che una persona che parla due lingue possa benissimo tradurti il tuo trattato sulla deontologia del becchino
– saresti disposto a pagare a un geometra qualsiasi cifra ti chieda ma pensi sempre che la tariffa di un traduttore sia immeritata
– vuoi saperne di più sulla traduzione

Devi assolutamente continuare la lettura fino in fondo.


Dovete sapere, miei cari viaggiatori, che la traduzione è a tutti gli effetti metafora del viaggio, dato che tutti gli aspetti e le fasi di questi due elementi sono assolutamente compatibili.

La traduzione, così come il viaggio, è prima di tutto documentazione e pianificazione: non puoi arrivare da nessuna parte senza sapere, anche solo in minima parte, quello che ti aspetta una volta partito o quello che vuoi ottenere con le tue esplorazioni. Una guida turistica, una piccionaia di un palazzo storico di Parigi, un pied-à-terre di una casa di mattoni rossi alla CarrieBradshaw di Sex&theCity sono esattamente come una buona ricerca sull’autore da tradurre e dei buoni dizionari che possono fungere da rete paracadute: costituiscono le basi su cui costruire il viaggio della traduzione.

Successivamente, una volta preso possesso delle basi, occorre intraprendere la strada verso il processo che costituisce l’intera essenza del viaggio, l’immedesimazione: andare a pregare nei templi buddhisti di Angkor Wat in Cambogia circondati da monaci con le toghe arancioni, tapear a Granada  sotto la luce aranciata delle mura dell’Alhambra al tramonto e divorare l’hamburger più buono di New York City a MadisonSquare Park sotto il Flatiron Building sono solo i primi passi per inserirsi nella forma mentis dei luoghi che ci ospitano, così come assimilare l’incedere di un testo, godere delle sue figure retoriche ed entrare in sintonia con i personaggi che lo animano.

Poi, una volta entrati nella giusta mentalità e sintonia con tutto quello che ci circonda, inizia l’avventura vera e propria, con accattivanti sorprese dietro ogni angolo: giochi di parole che mettono alla prova tutta la tua creatività, musei che mai avresti pensato sapessero trasmetterti tante emozioni, frasi di un livello poetico ineguagliabile sui pomodori, piazze e palazzi di cui hai sempre sentito parlare e che finalmente puoi vedere con i tuoi stessi occhi, elucubrazioni sulla stagione estiva che ti lasciano senza fiato e che cerchi di riprodurre cercando di non farti sfuggire la bellezza originale, spiagge da sogno che ti accolgono pronte a regalarti indimenticabili immersioni nei loro mari brulicanti di pesci.

Tuttavia, purtroppo, o per fortuna, i problemi e le disavventure sono sempre in agguato, sia in viaggio che in traduzione; ed ecco che si incontra un culturema difficile da riformulare in italiano, un aggettivo che proprio non si riesce a trasmettere con tutta la sua piena potenza, un linguaggio parlato dai giovani di Madrid che mette in crisi tutte le ore in cui hai passato, ai tempi del liceo, a inseguire la bella scrittura. Certo, sulla strada gli imprevisti sono leggermente più scomodi e seri. Non si può paragonare una notte passata insonne in un ostello dalle scarse condizioni igieniche di Zaragoza,  uno sciopero improvviso dei treni che ti lascia solo col tuo zaino in una città sperduta dell’Andalusia o la fatica e il freddo che ti attanagliano polmoni e gambe mentre stai cercando di arrivare in cima al Monte Sinai per vedere l’alba con i problemi derivanti dalla traduzione di un’innocua parola.

Nonostante la diversa entità dell’imprevisto, in entrambi i casi l’unico atteggiamento ammesso è quello di non scoraggiarsi e non fermarsi mai, poiché la soluzione migliore arriverà sempre: quando meno ce lo aspettiamo, il giusto sinonimo, un tramonto inaspettato dietro la Statua della Libertà, la giusta versione di un gioco di parole, il sapore di un macaron al lampone che si scioglie in bocca sugli Champs-Élysées, gli attributi adatti a trasmettere la giusta atmosfera e il tuffo da una scogliera nel blu dell’Atlantico riusciranno a risollevarci il morale e a farci viaggiare a vele spiegate verso la nostra meta.

Infine, arriva il momento di tornare, il momento in cui inviare la traduzione. Ed è proprio in quell’istante che ci si sente cambiati, colmi di nuovi ricordi, sostantivi, avverbi, suoni, colori, odori e sapori. E con la voglia di rimettersi subito in viaggio, verso una nuova meta, verso una nuova traduzione.


Spero di avervi illuminati e di non avervi delusi. Nutro anche la speranza che, dopo essere giunti fino a questo punto, abbiate iniziato a vedere la traduzione con occhi diversi.
A presto!
T

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