Amore | #8.0

Rieccoci, viaggiatori!
Dopo mesi di silenzio stampa dovuti a esami ed impegni vari che non mi hanno consentito di scrivere un articolo decente, sono tornato per riportarvi in viaggio con me.
Quella di oggi, ve lo dico fin da subito, sarà un’esperienza particolare.
Infatti, il nostro percorso, non si snoderà attraverso cime innevate, piante esotiche, animali bizzarri o città ultramoderne e trafficate.
Rimanendo in Italia, nella nostra bellissima terra, ci lasceremo guidare dai sentimenti. Anzi, da uno solo: l’amore.
Voglio subito premettere che non sto cercando un momento di gloria o di popolarità cavalcando l’onda degli argomenti che in queste ultime settimane stanno infiammando i salotti televisivi, le aule della politica e, soprattutto, le piazze.
Semplicemente, ho ascoltato un numero così esorbitante di aberrazioni di ogni genere che sento la necessità, nel piccolo di questo blog, di dire la mia.
Quindi mettetevi comodi, e godetevi uno dei viaggi più belli che potrete mai fare. Sarà un po’ lungo, ma ne uscirete cambiati!


In questi anni di studio ho avuto modo di constatare quanto la letteratura sia specchio e anima dell’intera nazione che rappresenta.
Pensateci un po’.
La letteratura russa, così piena di contraddizioni, grandi pensieri e opere mastodontiche rispecchia alla perfezione lo spirito del popolo russo e della Russia stessa, così come le opere degli autori spagnoli racchiudono in loro tutto il calore, la fierezza e la forza della Spagna. Lo stesso discorso vale per qualsiasi Paese del mondo: Francia, Regno Unito, Germania, Giappone e così via.
Ora, vi siete mai chiesti quale sia l’aspetto preponderante nella nostra letteratura e che cosa, in essa, l’abbia tramutata in una delle più immortali?
Allacciate le cinture!


Assisi. Anno 1224.
Un frate di nome Francesco compone, senza saperlo, quello che sarà considerato il primo testo della storia della letteratura italiana: il Cantico delle creature.
In questa breve composizione, Francesco ringrazia il Signore per aver creato le meraviglie del mondo: la luna, le stelle, il vento, l’acqua, il fuoco, la terra e, addirittura, la morte. Il frate era convinto, infatti, che l’unico modo per dimostrare un amore puro verso Dio era esaltare in egual misura ogni essere da Lui creato.
Per la sua filosofia di vita e per la sua concezione religiosa costruite sull’amore incondizionato, nel 1939 Francesco verrà proclamato Santo Patrono d’Italia da papa Pio XII.

Dopo di lui, la letteratura italiana e l’amore iniziano a intrecciarsi in maniera sempre più stretta. È l’italiano Jacopo da Lentini, infatti, a inventare il sonetto a tema amoroso alla corte di Federico II di Svevia nella prima metà del ‘200.
Spostandoci più a nord e facendo un balzo temporale di una cinquantina d’anni, possiamo osservare la nascita di una corrente che ha reso la nostra letteratura una delle più belle e passionali in assoluto: il dolce stil novo.
Già il nome evoca il più bello, coinvolgente e ineffabile dei sentimenti. Leggendo i componimenti, poi, i cuori si infiammano e battono allo stesso ritmo di quelli dei loro autori.

È proprio tra gli stilnovisti che si nasconde Dante Alighieri, l’uomo grazie al quale la nostra lingua ha raggiunto la gloria ed è diventata immortale, preziosa, un gioiello di cui possiamo farci vanto davanti al mondo intero.
Cosa sarebbe stato di Dante se non avesse incontrato Beatrice all’età di 9 anni? Di cosa avrebbe parlato nelle sue poesie se non si fosse perdutamente e follemente innamorato di questa donna? La Commedia sarebbe stata ugualmente Divina?
Io direi di no.
Non è un caso che uno dei canti più apprezzati della magnifica opera di Dante sia il V canto dell’Inferno, il canto dei lussuriosi, di Paolo e Francesca e delle memorabili terzine:

Amor, ch’a nullo amato amar perdona, 
mi prese del costui piacer sì forte, 
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Dante racchiude in sé l’apoteosi del sentimento amoroso e dell’italianità, su questo non c’è dubbio.

Dopo di lui, numerosissimi altri letterati, scrittori e poeti sono riusciti a tenere ben saldo il legame tra amore e letteratura, tra amore e Italia. Francesco Petrarca, Matteo Maria Boiardo, Ludovico Ariosto, Alessandro Manzoni e Gabriele D’annunzio, solo per citarne alcuni.
Inoltre, non è possibile non commuoversi o non sentire un brivido lungo la schiena leggendo Ho sceso dandoti il braccio, almeno un milione di scale di Eugenio Montale, la poesia dedicata alla moglie defunta che suggella al tempo stesso la fine di un’amore e la sua capacità di non esaurirsi neppure di fronte alla morte.

Nelle opere di questi grandi uomini è l’amore che regola i giochi, che spinge i protagonisti alla pazzia, alle grandi imprese, all’avventura e all’introspezione. Questo sentimento costituisce l’elemento chiave della vita, dell’opera e dell’immortalità storica di migliaia di voci italiane.
Allo stesso tempo, l’amore, incarnazione della letteratura italiana, non è altro che incarnazione dell’Italia stessa.

Perché noi italiani mettiamo amore in ogni cosa che facciamo.
Siamo capaci di far innamorare gli ingredienti che mettiamo in un piatto e creare il cibo più buono del mondo.
Siamo capaci di trasmettere il nostro amore a pennelli e scalpelli e creare opere d’arte che tutti ci invidiano.
Siamo capaci di buttarci a capofitto nelle nostre passioni e scoprire e inventare cose che nessun altro riuscirebbe mai a immaginare.
Siamo capaci di vivere, grazie al nostro amore per la bellezza, in una terra meravigliosa.

Ma perché, allora in un paese in cui l’amore è il centro di ogni cosa, non siamo capaci di tollerare una forma d’amore diversa da quella che viene considerata tradizionale?
Perché dobbiamo ascoltare persone che inneggiano all’odio, e non all’amore, per il diverso?
Perché permettiamo ad alcuni potenti di insultare, offendere e denigrare una parte della popolazione italiana con scritte oscene esibite sui loro luoghi del potere?
Perché un dibattito sull’estensione di diritti fondamentali ad un più ampio numero di persone diventa una caccia alle streghe?
Perché si continua a discutere se sia giusto concedere a due persone che si amano la possibilità di essere considerati una famiglia?
Perché migliaia e migliaia di italiani non possono definirsi nucleo familiare senza incorrere in sguardi carichi di diffidenza?
Perché vogliamo proteggere i nostri bambini dalla piaga delle unioni civili quando l’unica epidemia mortale è l’ignoranza?
Perché ancora non abbiamo capito che è meglio vivere insieme che morire soli?

Perché ancora non ci è chiaro, dopo secoli e secoli, che è l’amor che move il sole e l’altre stelle?

T*


*P.S.: Questo articolo non sarebbe stato lo stesso senza chi mi ha trasmesso l’amore per la letteratura italiana. Grazie Anna Martini.
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