La domenica al mare |#12.0

La domenica al mare è quando ti alzi alle 6 per essere in spiaggia il prima possibile, tanto poi puoi dormire sotto il sole (e finisci per presentarti in ufficio il lunedì mattina con le ustioni di secondo grado sulle spalle e il segno bianco degli occhiali).

La domenica al mare è quando sono le 10, sei ancora a casa e fai fretta a tua mamma che sta lottando in bagno contro i peli superflui che non estirpava dal picnic di Pasquetta.

La domenica al mare è quando vai al forno a comprare i panini da farcire in trenta modi diversi, che il pranzo al mare diventa un cenone di Natale in versione Ferragosto. Con la cugina salutista che ti fa preparare a parte l’insalata di farro perché il panino con la coppa di testa e quello con la Nutella son troppo pesanti.

È quando ti fermi dal fruttivendolo a prendere le pesche, rigorosamente nel sacchetto trasparente da riempire d’acqua gelata, per evitare che si cuociano al sole.

È quando arrivi al mare con la famiglia al completo dopo aver smadonnato sei ore per trovare un parcheggio e scendete in spiaggia che neanche gli alleati il giorno dello sbarco in Normandia.

La domenica al mare è quando devi rincorrere i nipotini che non si vogliono mettere la crema per scappare subito in acqua.

È quando dici “Amo’, mi metti la crema sulle spalle? Ma poca, eh!” e ti ritrovi, cinque minuti dopo, con una seconda pelle di solari Bilboa.

La domenica al mare è quando stai schiumando, ti tuffi finalmente in mare per goderti il bagno che ti volevi fare dal lunedì e davanti a te vengono a galla assorbenti e carte delle merendine.

È la fila interminabile alle docce, con i bambini che monopolizzano l’acqua per farsi i gavettoni.

Sono le pagine patinate dei rotocalchi di gossip, in cui Belén esce la farfallina e Gerry Scotti esce la panza.

La domenica al mare è quando all’ora di pranzo colonizzi i tavoli del bagnino creando faide con le altre famiglie di bagnanti alla Montecchi e Capuleti.

È il pisolino dopo pranzo che schiacci incurante degli avvertimenti di Studio Aperto e di Medicina 33, che sconsigliano di evitare il sole nelle ore più calde.

La domenica al mare è la partita di beach volley delle 14, quando la sabbia brucia, il sole picchia e la palla ti arriva in faccia, ma tu continui imperterrito a giocare perché ti vuoi sentire Mila Hazuki per almeno mezz’oretta.

Sono i bambini che latrano perché non vogliono aspettare le fatidiche tre ore prima di fare il bagno.

La domenica al mare è quando noleggi il pedalò e vai a fare i tuffi al largo, dove almeno gli assorbenti non ci sono.

È quando al largo ti becchi dodici punture di medusa, le pulci di mare e il gabbiano che ti usa come obiettivo sensibile per defecare, come punizione per non essere rimasto a sguazzare tra gli assorbenti.

La domenica al mare è il Calippo del dopo-bagno.

È la camminata sul bagnasciuga per smaltire il panino del pranzo.

È il Pubblifono che annuncia l’ennesima bimba smarrita col costumino rosa a fiori e il cappellino viola.

È il Pubblifono che trasmette ancora Un’estate al mare di Giuni Russo dall’81.

La domenica al mare sono le chiacchiere da ombrellone sulla politica e sugli eventi locali. Del tipo: non è più la Rimini degli anni Sessanta, il sindaco fa i lavori solo sotto elezioni e la Notte Rosa ormai non porta più turisti.

È il vu’cumprà che ti vende braccialetti dell’amicizia, selfie stick e la borsa di Louis Vuitton che aspettavi di comprarti dall’estate scorsa.

È il saggio di Umberto Eco che ti sei portato da casa per fare l’intellettuale agli occhi del vicino di ombrellone.

La domenica al mare sono i balli di gruppo, gli stessi di quando avevi sedici anni.

Sei tu che ti ritrovi a fare i balli di gruppo per far contenta la nipotina.

È la signora di mezza età che confonde la destra con la sinistra mentre balla e ti pesta i piedi.

È il pareo bianco semitrasparente della bagnina che, a sessant’anni suonati, di cui gli ultimi quaranta passati a dirigere la spiaggia, mette ancora in mostra la mercanzia con orgoglio.

È il bagnino che inizia a chiudere gli ombrelloni perché si è fatta una certa.

La domenica al mare sono le cinquanta sfumature di pelle a fine giornata, dal bianco cadavere al nero Mogadiscio, che la Pantone potrebbe prendere te e la tua famiglia per farci un nuovo campionario di colori.

È la fame che ti prende verso le 18, perché si sa che il mare mette fame.

La domenica al mare è il mare che si accende di mille sfumature quando il sole inizia a scendere e, anche se sei a Rimini, ti senti un po’ a Bora Bora.

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