Lettere | #19.0

Caro Amore,

ti scrivo questa lettera perché pensavo a te. Sai, sto traducendo un libro su di te per la mia tesi di laurea e mi sei venuto in mente.
Ebbene sì, l’ennesimo libro che parla di te.

So che sarai stufo di sentirti nominare in ogni romanzo, di essere il protagonista di quasi tutti i film e di ispirare continuamente poesie e canzoni.
Beh, porta pazienza, caro mio Amore.

Devi sapere che noi esseri umani siamo ossessionati da te, anche se penso che tu ormai l’abbia capito.
Non possiamo vivere senza cercarti in ogni angolo, senza desiderarti con tutte le nostre forze, senza essere consumati dalla voglia di viverti finché morte non ci separi.
Se manchi, la nostra vita cade in un inverno perenne in cui l’unico rumore che riusciamo a sentire è lo scricchiolio delle foglie morte sul terreno che calpestiamo mentre camminiamo nella nebbia.

Possiamo stare ore a guardare fuori dalla finestra aspettando il tuo ritorno, a immaginare come sarà ritrovarti dietro un angolo, dentro un sorriso, nei meandri di un abbraccio.
Certo, riusciamo comunque a ridere, uscire con gli amici e andare al cinema, questo sì.

Però non è la stessa cosa senza di te, Amore. Senza di te, tutto ci scivola addosso, monotono, grigio, vuoto. Possiamo anche vincere un oscar, scalare le vette delle hit parade di tutto il mondo o scrivere il best seller che tutti amano. Possiamo girare il mondo e svegliarci ogni mattina col sole che ci dà il buongiorno sorgendo dietro un nuovo orizzonte. Possiamo farle, tutte queste cose.

Ma se non ci sei, le nostre vite non hanno senso.
Perché i nostri cuori hanno bisogno di te per battere nel modo giusto. Hanno bisogno del tuo calore per sentirsi davvero a casa.
Sei la nostra benzina. Il nostro power-bank, per dirla in termini più moderni.
Quando arrivi, quando ritorni, quando irrompi furioso, il grigio universo in cui viviamo torna a brillare. I rossi vibrano di passione, i gialli si accendono di allegria, i blu si fanno più sereni, i bianchi accecano con il loro bagliore. Perfino il nero, che prima era sinonimo di lutto, in tua presenza prende i toni e la scintilla dell’eleganza.

Quando entri nella nostra vita, per la prima volta, per la seconda o per la novantesima, torniamo a respirare. Smettiamo di annaspare, riusciamo a mettere la testa fuori dall’acqua e interrompiamo la nostra apnea.
Riesci a manipolare le nostre vite, Amore. Sei un burattinaio. Il migliore degli scrittori. Il più abile dei cantastorie.
Non so come ci riesci, ma spesso ci rendi più forti e coraggiosi.
Sei capace di spingerci in luoghi in cui non metteremmo mai piede, pur di star con te. Sei capace di cambiarci nel profondo. Riesci a farci combattere con tutte le nostre forze per viverti nel modo migliore. Puoi cambiare il nostro cammino su questa Terra in maniera indelebile.
Allo stesso tempo, però, puoi farci crollare. Come un castello di carte al primo soffio di  vento.
In un batter d’occhio, hai l’abilità di farci ricadere nel torpore, nell’apatia, nello sconforto.
Per questo, noi umani abbiamo così paura di te.
Eh sì, la nostra relazione è un odi et amo, mi dispiace dirtelo, davvero.

Ma prova a metterti nei nostri panni. Sei la cosa più bella e allo stesso tempo spaventosa che ci può capitare. Come potremmo viverti a cuor leggero?
Io però, prima di chiudere questa lettera, volevo ringraziarti.
Ringraziarti per tutte le volte che mi sono innamorato.

Per tutte le volte che incrocerai la mia strada e mi metterai i bastoni tra le ruote.

Per gli occhi, quelli belli, quelli che cambiano colore in base alla posizione del sole nel cielo, in cui riesco a specchiarmi e a trovare pace.
Per gli abbracci che solo tu sai regalare. Chiedo scusa all’Amicizia, ma abbracci come i tuoi, Amore, non si trovano in giro.
Per i baci. I primi baci. I baci inaspettati. I baci rubati. I baci appassionati. I baci con cui i nostri cuori riescono a respirare.

Per i sorrisi. Luminosi e complici.

Per i battiti accelerati ogni volta che arriva un messaggio che non mi aspetto.
Per le notti sotto le stelle. Quelle in cui io e te siamo un tutt’uno anche se siamo circondati da altri come noi.
Per i viaggi. Dietro l’angolo o in capo al mondo. Quelli che potresti fare con chiunque ma che, con te, si trasformano nell’avventura di una vita.
Per le stupidaggini. Per i nomignoli. Per le cose che solo io e te possiamo capire.
Per tutte le volte che dormiamo insieme. Quando le notti sono scandite dai nostri diaframmi che lavorano all’unisono. Quando le notti durano il tempo di un respiro, ma sembra che tra il tramonto e l’alba sia passata una vita intera.
Per tutte le volte che insieme ci svegliamo, col sole che fa di nuovo capolino dietro le persiane. Quando ci assale una punta di nostalgia per quell’incantesimo che si è appena spezzato.
Per il sesso, che da due ci trasforma in uno solo.
Per i sospiri, le litigate, i chiarimenti che servono a rafforzarci.
Per le battaglie. Per tutte le volte che ci difendiamo l’un l’altro.
Per le risate, le serate in compagnia, le canzoni cantate a squarciagola.
Per l’allegria.
Per le lacrime. Di gioia e non.
Per esserci sempre.

Per tutto.

Non smetterò mai di volerti nella mia vita, Amore. Anche se mi volterai le spalle, anche se te ne andrai da un giorno all’altro, anche se mi ferirai a morte.
Ti cercherò. Ti vivrò. Sarò contento di averlo fatto.

Tuo, sempre, Tomas

A chi c’è stato. A te, che sei qui adesso, specialmente.

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